La nostra storia

Pubblicato: Giovedì, 12 Gennaio 2017 13:05

Fondato nel 1875 dal Cav. Niccolò Contucci con un'elargizione di L. 10.000 (diecimila) e con un'offerta annua di L. 500 (cinquecento) gli fu dato il nome di "Asilo Angelo Poliziano", in onore di questo illustre poeta concittadino. Per l'occasione fu costituito un ente Morale con Regio Decreto il 21 maggio 1876 e successivamente riconosciuto come istituto paritario ai sensi della legge del 10 marzo 2000 n°62 a decorrere dall'anno scolastico 2000/01 tramite decreto del Ministero della Pubblica Istruzione n° 488/4622 del 29 febbraio 2001. Nell'assemblea generale dei contribuenti tenutasi il 7 aprile 1907 fu deliberato, su indicazione del Consiglio direttivo, di cambiare il nome: da "Asilo Angelo Poliziano" a "Asilo Fausto Fumi", che aveva elargito all'Istituzione la somma "cospicua" di L. 20.000 (ventimila).
Ma chi era Fausto Fumi? Era nato a Montepulciano nel 1840.

Laureatosi in lettere e filosofia, insegnò in varie scuole d'Italia, quindi all'Università di Palermo e a quella di Genova dove ricoprì la carica di professore ordinario di Storia comparata delle lingue classiche e di Sanscrito. Morì a Genova il 5 agosto :1915. Nel 1917, a due anni dalla morte, fu collocato nei locali dell'Asilo il busto in marmo con epigrafe. Fino agli anni venti l'insegnamento ai fanciulli veniva tenuto da personale laico; successivamente fu affidato alle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto che lo hanno diretto fino al 1999, quando è nuovamente subentrato personale laico e la direzione viene gestita da un consiglio di amministrazione nominato dal Vescovo di Montepulciano.
L'Asilo Fausto Fumi è oggi Fondazione con un consiglio di Amministrazione supervisionato dal nostro Vescovo Monsignor Stefano Manetti il quale ha compreso fin dall'inizio l'importanza che l'Asilo ha rivestito e riveste per la gente di Montepulciano e si è battuto perché questa istituzione, veicolo di buoni e sani principi, si mantenga ed anzi si rafforzi in un momento in cui tutto sembra dominato dai soli equilibri economici, trascurando troppo spesso quelli spirituali.